San Paolo (Brasile), 31 ottobre (Simbolproject) - Dopo una lunga campagna elettorale, proseguita di un mese per il ballottaggio tra i due candidati Dilma e José Serra, ecco essere incoronata presidente del Brasile Dilma Vana Rousseff, politico ma economista di formazione, oggi la prima donna presidente del paese.
Dilma, 63 anni, divorziata, da giovane ha partecipato alla lotta contro la dittatura militare brasiliana, imprigionata e torturata, ha partecipato alla fondazione del Partido Democrático Trabalhista (PDT) ed in seguito ha ricoperto diversi incarichi nel settore energetico. Entrata nel 2001 nel Partido dos Trabalhadores (PT), è stata nominata da Lula ministro della Casa Civil, una sorta di ministro dell'Interno con funzioni di sottosegretario alla presidenza del consiglio, che ha saputo gestir bene.
Per quanto la sua nomina sia giunta in seguito al ballottaggio con José Serra (PSDB), è strano a dirsi ora, ma forse Dilma raccoglie una vittoria insperata fino a solo un anno fa, quando risultava decisamente perdente davanti alle leggi mediatiche dello schermo televisivo: una donna schiva, poco carismatica e sorridente (qualità rara per un brasiliano) e talvolta mancante di tatto politico. Ma Lula ha scelto lei come suo successore così, giorno dopo giorno, apparsa sempre al suo fianco, è riuscito a trasferirle le sue icone positive ed indice di popolarità. Ma quali sfide attendono ora la neo presidente Dilma alla guida di un “grande Brasile”?
Nel piano della politica estera, quello che era fino a qualche anno fa un piccolo protagonista, il Brasile è ora un serio candidato ad ottenere un posto permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Fatti e progressi che indubbiamente segnalano le aspirazioni del Brasile a diventare una vera potenza mondiale, su ogni fronte. Ha iniziato negli ultimi anni a porsi leader del continente sudamericano, mediando abilmente tra diverse anime della sinistra latinoamericana, fino a proporsi come mediatore internazionale nei confronti dell’Iran, spiazzando le stesse iniziative degli Stati Uniti, che recentemente con Obama sta tentando la carta della riconciliazione.
Nelle relazioni interne, Lula ha coeso i brasiliani che sono ora più orgogliosi e desiderosi di crescere, di mostrare a tutti il loro Paese. Una forza che certamente sarà d’aiuto a Dilma Rouseff che, in seguito ai ‘miracoli’ ottenuti dai governi Lula, si trova ora ad affrontare ambiziose sfide. Potrà avvantaggiarsi nel proseguimento della stessa politica economica già ben impostata dai 2 precedenti governi e volta a gestire la costante crescita dell’economia del Paese (nel 2010 prevista crescita del Pil intorno al 7,5%) a diminuire il debito (oggi pari al 42% circa del Pil) ed a sostenere la metamorfosi sociale, dove alla classe media, appartiene ormai più della metà dei brasiliani.
Risultati eclatanti ed impensabili fino a pochi anni fa: il Brasile, ottava economia mondiale, non solo è creditore del FMI, ma diversi studi lo danno come 5º potenza mondiale entro il 2030.
Altri risultati? Con la recente capitalizzazione di Petrobras, la più grande mai eseguita in assoluto e volta a intraprendere l’esplorazione dei recenti giacimenti scoperti, la Borsa di San Paolo Ibovespa, è diventata, secondo lo stesso organismo, la seconda più grande al mondo, dopo la sola Hong Kong, con un valore di mercato che supera di oltre il 20% la somma delle Borse Valori di New York, Londra e Nasdaq insieme.
Anche lo sport aiuterà il Brasile a presentarsi sul palcoscenico mondiale, sarà infatti sede dei prossimi Mondiali di Calcio FIFA 2014 e delle Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro: un vero e proprio punto di svolta fortemente voluto da Lula per mostrare il paese alla comunità internazionale.
Ma per rendere grande questo Brasile molto resta ancora da fare per migliorare i servizi pubblici: combattere la corruzione, diffusa soprattutto a livello locale; migliorare il sistema scolastico (ancora molto fragile per garantire un vero futuro alle nuove generazioni) e l’assistenza sanitaria pubblica.
E' necessario dare un forte impulso alle importanti infrastrutture per modernizzare il Paese: anche se già iniziato il secondo programma PAC (Piano di Accelerazione della crescita), risulta essere stato avviato solo il 32% delle opere previste. Compiti certamente non facili, se poi dobbiamo aggiungere la lotta alla povertà ed alla criminalità, presente specie nelle grandi città.
Un grande vantaggio per Dilma sarà la sua consolidata esperienza alla Casa Civil ed i programmi che il governo Lula ha già ben impostato ed avviato con la competenza dei sui ministri. Come dire, chi ben inizia…
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